Era morto da tre ore. Poi raccontò ciò che aveva visto in Purgatorio

Era morto da tre ore. Poi raccontò ciò che aveva visto in Purgatorio

Un frate cappuccino muore in ospedale. Il medico firma il certificato di morte. I presenti pregano accanto al suo corpo.

Tre ore dopo, accade qualcosa di sconvolgente.

Il frate si toglie il lenzuolo che lo ricopre e comincia a parlare.

Siamo nel 1952, alla clinica Regina Elena di Roma. Quel religioso ha appena 33 anni e si chiama fra Daniele Natale, figlio spirituale di Padre Pio.

Era stato operato per un tumore alla milza ed era entrato in coma. Dopo tre ore, era stato dichiarato morto.

Secondo la sua testimonianza, durante quelle tre ore aveva vissuto un'esperienza terribile e straordinaria: era comparso davanti a Dio e aveva conosciuto le sofferenze del Purgatorio.

Ti raccontiamo questa vicenda perché c'è una notizia molto importante.

Lo scorso 24 ottobre Papa Leone XIV ha autorizzato il decreto sulle virtù eroiche di fra Daniele Natale (1919-1994), che la Chiesa riconosce ora come Venerabile.

Il decreto riguarda la santità della sua vita, non costituisce un riconoscimento ufficiale delle esperienze soprannaturali da lui raccontate.

Ma la sua testimonianza merita di essere conosciuta, soprattutto in questi giorni dell’Ottavario dei Defunti.

Nei ricordi raccolti da padre Remigio Fiore nel libro Fra Daniele racconta…, il cappuccino descrive il suo incontro con il Signore.

Con sua grande sorpresa, non si trova davanti un giudice spietato.

Vede invece un Padre affettuoso, pieno di amore e misericordia. Eppure, questo Padre lo giudica.

Fra Daniele racconta di essere stato destinato a trascorrere due o tre ore in Purgatorio. Per quale colpa?

Soprattutto per alcune piccole somme di denaro che aveva trattenuto, senza consegnarle al superiore, venendo meno al voto di povertà.

Non si trattava di grandi cifre. Parte di quel denaro era stata persino impiegata per aiutare altre persone.

Eppure, davanti alla giustizia di Dio, anche quelle mancanze avevano un peso.

La cosa più impressionante riguarda però la sofferenza.

Nel suo racconto, pochi istanti di Purgatorio gli sembrano un'eternità. Arriva a credere di trovarsi lì da trecento anni. Il fuoco è terribile.

Ma c'è qualcosa di ancora più doloroso: la lontananza da Dio e la consapevolezza di non aver corrisposto pienamente al Suo amore.

È proprio questa, secondo fra Daniele, la pena più grande delle anime purganti.

Durante quell'esperienza, fra Daniele racconta di aver cercato un confratello per chiedergli preghiere di suffragio.

Il religioso avrebbe udito la sua voce senza riuscire a vederlo.

Poi fra Daniele si rivolge alla Santissima Vergine e a Padre Pio.

Prima dell'intervento, il Santo di Pietrelcina gli aveva promesso che sarebbe rimasto sempre accanto a lui.

Fra Daniele implora di poter tornare sulla terra e completare qui la propria purificazione. Racconta che la Madonna gli sorride e acconsente.

Ed ecco il risveglio nella clinica romana.

Secondo la testimonianza tramandata, anche il medico che aveva firmato il certificato di morte rimane profondamente scosso, fino a professare la propria fede in Dio, nella Chiesa e in Padre Pio.

Ma il ritorno alla vita non significa la fine delle sofferenze.

Nei quarantadue anni successivi, fra Daniele affronta nuovamente il tumore e numerose altre prove: problemi alla prostata, alla colecisti, alla vescica, un aneurisma e un grave incidente stradale.

Confiderà alla sorella Felicetta di non ricordare più, da oltre quarant'anni, che cosa significhi stare bene.

Accetta quelle sofferenze come un'offerta a Dio.

E quando qualcuno manifesta incredulità sull'esistenza del Purgatorio, risponde con parole semplicissime: «Ho visto il fuoco!»

Vedi, oggi molte persone non credono più al giudizio particolare, al Purgatorio o alla vita eterna secondo l'insegnamento della Chiesa.

Eppure continuano a cercare risposte nell'occultismo, nello spiritismo, nelle presunte comunicazioni con i defunti o nella reincarnazione.

Ma la fede cattolica insegna che abbiamo una sola vita terrena e che, dopo la morte, incontreremo il giudizio di Dio.

La testimonianza di fra Daniele conferma che ci sono il giudizio personale, la necessità della purificazione, la misericordia divina e l'intercessione della Madonna.

Questa è forse la lezione più importante.

Il giudizio di Dio non deve portarci alla disperazione. Al contrario, è un invito alla conversione e alla speranza, perché il Signore desidera la nostra salvezza.

Fra Daniele comprese che ogni azione della nostra vita ha un valore eterno.

E questa consapevolezza accompagnò tutta la sua esistenza, fino alla morte avvenuta il 6 luglio 1994.

La storia di fra Daniele ci interpella direttamente.

Se le anime del Purgatorio soffrono per il desiderio di vedere Dio, quanto è importante non dimenticarle!

Possiamo aiutarle attraverso la preghiera, le indulgenze, le opere di carità e soprattutto il Santo Sacrificio della Messa.

 

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